L’algebra lineare

L’algebra lineare è la branca della matematica che si occupa dello studio dei vettori, spazi vettoriali (o spazi lineari), trasformazioni lineari, e sistemi di equazioni lineari. Gli spazi vettoriali sono un tema centrale nella matematica moderna; così, l’algebra lineare è usata ampiamente nell’algebra astratta, nella geometria e nell’analisi funzionale. L’algebra lineare ha inoltre una rappresentazione concreta nella geometria analitica.

Con l’algebra lineare si studiano completamente tutti i fenomeni fisici “lineari”, cioè quelli in cui intuitivamente non entrano in gioco distorsioni, turbolenze e fenomeni caotici in generale. Anche fenomeni più complessi, non solo della fisica ma anche delle scienze naturali e sociali, possono essere studiati “approssimando il sistema” con un modello lineare.

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Cioccolata

Grazie per la cioccolata

Secondo una recente indagine, la pianta del cacao contiene una sostanza benefica per la salute. Si chiama Epicatechina, e
negli
indiani Kuma di Panama, abituati a bere bevande a base di cacao, riduce di oltre il 10 per cento l’incidenza di tumori, infarti e diabete. Ma spesso questa sostanza viene rimossa nella lavorazione industriale a causa del suo gusto amaro:quindi l’indigestione di cioccolatini non è proprio un toccasana.

Giochi pericolosi

Riflessi migliori grazie ai videogiochi in cui si gareggia con le automobili. Ma secondo una ricerca tedesca pubblicata sul Journal ofExperimental Psichology, gli appassionati di questi giochi sviluppano un atteggiamento alla guida troppo aggressivo. Confidando nella loro sicurezza sono troppo azzardosi e procurano più incidenti stradali.

Che paura!

Si può imparare ad avere paura di qualcosa anche solo osservando una scena spaventosa. Ad esempio, vedere un cane che morde qualcuno attiverà nel nostro cervello la stessa risposta di stress di quando ci troviamo in una situazione analoga a quella che abbiamo osservato, indipendentemente
dal fatto che ci sia o no un reale
pericolo.
Lo ha
scoperto uno studio della New York University studiando l’amigdala, un zona del cervello che regola gli istinti. E pensare che milioni di persone sono appassionate di film horror…

In piccole dosi

L’importante ruolo nutritivo dei grassi alimentari, che devono essere assunti da tutti sia pur nelle giuste dosi.

I lettori abituali di questa rubrica ricorderanno che ho già accennato al ruolo nutritivo dei grassi alimentari in toni meno terroristici rispetto a quanto si legge o si dice comunemente. La realtà è che anche i grassi sono dei nutrienti importanti per l’uomo; infatti, questi principi nutritivi non apportano soltanto calorie ma, come i carboidrati e le proteine, svolgono altri compiti metabolici e quindi debbono far parte della dieta, sia pure in quantità e qualità ben definite. È la “dose” che rende utile o pericoloso un cibo, non diversamente da quanto accade con i tarmaci.

Andrebbe ricordato alle anoressiche e a quanti seguono diete troppo restrittive che i grassi sono gli apportatori privilegiati di vitamine “liposolubili” (A, D, E, K) e di due acidi grassi “essenziali” (linoleico e linolenico) indispensabili per tutti i viventi, non importa se magri o in sovrappeso!

Il poco tempo disponibile e la difficoltà di muoversi a piedi
in città stracolme di auto e di smog non invoglia neppure i più
convinti assertori del movimento a tradurre in pratica, ogni giorno e non occasionalmente, le insistenti raccomandazioni dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità sull’importanza di un’adeguata attività fisica in tutte le fasi della vita. Allora, non potendo “spendere” in energia motoria le molte calorie del
grasso alimentare (nove calorie per grammo, invece delle quattro fornite da un grammo di proteine o di carboidrati) si
preferisce demonizzare i grassi piuttosto che gli errori di uno stile di vita troppo sedentario!

Mi è capitato di osservare nel periodo pasquale non pochi acquirenti di “colombe” intenti a commentare l’etichetta
nutrizionale e quindi a scartare i prodotti qualitativamente migliori perché elencavano fra i primi ingredienti il burro invece degli anonimi grassi vegetali (per non parlare degli sconsigliabili grassi idrogenati). Questo è un grosso errore che penalizza proprio le ditte che lavorano meglio utilizzando un prodotto pregiato come il burro al posto di altri grassi, altrettanto ricchi di calorie ma certamente meno apprezzabili del burro ai fini della digeribilità o della prevenzione dell’ipercolesterolemia o di altre problematiche salutistiche.

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Sani e salvi

Buon riposo
Per ovviare al
problema dell’insonnia alcune ricerche suggeriscono di mangiare legumi. Fagioli, fave, lenticchie contengono, infatti, un particolare Jaminoacido, il triptofane, che (è il precursore di una sostanza indispensabile al buon funzionamento del nostro cervello e dei suoi ritmi sonno-veglia. Si tratta della serotonina, una molecola che tende a calare nei periodi di stress e nel periodo estivo, quando l’insonnia è in agguato.

La salute vien mangiando
Un
progetto appena avvitato dall’Unione Europea porterà presto nei negozi i Nutra-Snack, nuovi prodotti alimentari studiati per fare bene alla salute, come le vitamine antiossidanti o altri composti ad azione antinfìammatoria, antibatterica, anticancerogena o anrilipidemica. Il progetto coinvolge otto università europee di cui quattro italiane, già al lavoro per studiare piante e organismi animali da cui estrarre le molecole della salute.

Febbre da pollo
Isolati da un istituto
scientifico di Bellinzona, in Svizzera, gli anticorpi contro il famigerato virus dell’influenza aviaria dalle persone sopravvissute all’infezione. Questi anticorpi si sono dimostrati in grado di proteggere dal terribile virus un gruppo di polli inoculato con una dose letale. La ricerca fa ben sperare per la messa a punto di un vaccino efficace.

Taglie forti
Ipernutrizione, alimenti
scadenti, sedentarietà e spot televisivi alla base del fenomeno, ormai di proporzioni mondiali, dell’obesità.
Siamo o dovremmo
essere tutti consapevoli che l’obesità è un male complesso, tipico delle nazioni ricche ma ormai in crescita perfino nei paesi emergenti, dove nel volgere di una o due generazioni si è passati dalle carenze alimentari ai primi casi di malnutrizione per eccesso. Alla base di questo fenomeno mondiale (l’Organizzazione Mondiale della Salute ritiene che il numero dei soggetti in sovrappeso abbia superato quello dei denutriti) non c’è soltanto l’abbondanza degli alimenti oggi disponibili ne la qualità spesso scadente. Ci sono altri fattori che hanno scompensato la bilancia energetica e tra questi il primo posto spetta al nuovo “stile di vita” sedentario. Ma quel che è peggio l’informazione sui pericoli dell’obesità è tuttora scarsa e tardiva, cioè la consapevolezza dei danni e l’invito a fronteggiarli non fanno parte della prevenzione ma semmai della cura, più spesso delegata a qualche albergo della salute, a centri benessere o a “di-magritori” non medici che non hanno ne le competenze ne le finalità che si possono trovare nei pochissimi servizi dietetici ospedalieri.
Il guaio peggiore è che molti ragazzi vivono nella sedentarietà, tra videogiochi,
navigazioni in internet e una Tv stracolma di inviti a consumare cibi ipercalorici che ben pochi di questi ragazzi saranno in grado di “spendere” nelle rare sortite parasportive.
Di questi temi e in particolare del plagio pubblicitario
esercitato dai produttori alimentari, mediante gli spot televisivi trasmessi anche nella cosiddetta fascia protetta pomeridiana, si è parlato e discusso in un Convegno organizzato a Roma dalle Coop. Al riguardo, proprio le Coop hanno ideato e delegato alla Terza Università romana un’analisi e un raffronto fra undici nazioni europee sul diverso impatto della pubblicità alimentare.
I
bambini italiani, che insieme a quelli greci sono ai primissimi posti nella classifica del sovrappeso e dell’obesità in Europa, sono risultati i più “bombardati” dagli inviti a comprare e consumare ogni genere di merendine, snack e gelati. Come in altre nazioni le emittenti commerciali forniscono più del doppio degli spot rispetto alle emittenti pubbliche e soltanto pochi paesi (Svezia, Olanda, Norvegia) escono dignitosamente da questa vicenda o cercano di ridimensionarla facendo passare, come in Francia, dei sottotitoli “educativi” a commento degli spot alimentari.

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La spesa nel carrello

Il 32 per cento in meno rispetto ad una spesa fatta solo di
marche leader. Un risparmio forte senza
rinunciare alla
qualità. È il risultato di una spesa fatta seguendo le tracce dei carrellini
colorati. Con Franco e Rosita alla scoperta della convenienza sicura Coop nel supermercato di Civitavecchia.

di Aldo Bassoni

Pasta, biscotti, caffè, acqua minerale. E poi ancora tonno, passata di pomodoro, frutta, carne, dentifricio… Sono tutti prodotti che finiscono ogni giorno nei carrelli degli italiani. I soci Coop non fanno eccezione: generi di largo consumo e di prima necessità disponibili in un’ampia gamma di scelta per quello che rappresenta il consumo medio delle famiglie italiane. Si va dal prodotto di marca al primo prezzo, da quello a marchio Coop alle marche leader. Scegliere la combinazione giusta fra tutte queste opportunità può fare la differenza quando poi si va alla cassa. Ora fare questa scelta è molto più semplice. Basta seguire le tracce del “carrello della spesa” acquistando solo quei prodotti contrassegnati dall’icona del carrellino nelle sue varie colorazioni che stanno a rappresentare altrettante tipologie d’acquisto: il carrello rosso per il prodotto a marchio Coop, il carrello blu per i prodotti di marca, il carrello giallo per i primi prezzi. Abbiamo voluto provare insieme ad una coppia di soci un percorso guidato nel supermercato Coop di Civitavecchia per toccare con mano la convenienza promessa. Alla fine sullo scontrino è uscito un totale di 43,27 euro contro i 63,69 euro di una spesa fatta acquistando esclusivamente i prodotti delle marche leader, quelle più pubblicizzate. Nella tabella della pagina accanto si possono vedere chiaramente e confrontare i due tipi di spesa. Quella dei nostri soci Franco Garrammone e Rosita Barletta è la più conveniente. Una spesa equilibrata dove prevale certamente il prodotto Coop perché Franco e Rosita conoscono e apprezzano da sempre le qualità del prodotto a marchio. Ma hanno le loro preferenze in fatto di marche importanti e non rinunciano ad acquistarle, così come’ possono anche tranquillamente dirottare la loro attenzione su alcuni prodotti meno costosi, i cosiddetti primi prezzi. «Solitamente facciamo sempre la spesa insieme», dice Rosita che di mestiere fa l’agente pubblicitario ed è una cuoca sopraffina. Stasera cucinerà le triglie alla livornese per suo marito Franco originario proprio dell’Isola d’Elba, ex vicecomandante dei Vigili urbani di Civitavecchia ora in pensione. Hanno portato anche il nipotino Andrea che, seduto nel seggiolino del carrello, non si perde una battuta di questa insolita spesa. Vuole toccare tutti i prodotti e li mette pazientemente nel carrello uno per uno. Alla cassa sarà lui ad estradi dal carrello per depositarli sul nastro. «La strada della convenienza sicura passa da questi carrellini», dice Paola Tardini, il caporeparto che ci ha accompagnato durante tutta la spesa insieme alla presidente della Sezione soci Stefania Giannetti senza il cui impegno questo esperimento non sarebbe stato possibile.
 

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Libertà condizionata

Libertà condizionata

L’ondata di liberalizzazioni che si è abbattuta sull’Italia ha fatto solo del bene all’economia e alle tasche dei consumatori togliendo di mezzo assurdi privilegi e vetuste rendite di posizione indegne di un paese moderno. L’ultimo atto di questa buona boccata d’ossigeno sta passando al vaglio delle Camere proprio mentre scriviamo e riguarda in particolare il settore energetico. Ma non tutto sta andando per il verso giusto e non tutte le promesse sono state mantenute. Lobby molto influenti cercano di impedire che arrivi a destinazione a pieno carico la nave delle liberalizzazioni. Per esempio è finito in mare l’emendamento che avrebbe permesso ai funzionar! comunali di autenticare gratuitamente i trasferimenti di proprietà che oggi sono riserva esclusiva dei notai dal cui ufficio deve passare obligatoriamente chi compra o vende una casa. La parcella di 4.800 euro su una casa del valore catastale di 1 OOmila euro anziché rimanere nelle tasche dei consumatori andrà a finire in quelle dei notai. Un altro passeggero della nave che è stato buttato a mare è l’abolizione del Pra, il famoso Pubblico registro automobilistico la cui eliminazione avrebbe potuto dimezzare la spesa sostenuta per le immatricolazioni dei veicoli e sfoltire la burocrazia inutile a carico dei cittadini in quanto le auto sono già registrate negli archivi della motorizzazione civile. Niente da fare, dunque, di fronte alle pressioni di chi forse temeva che si abbattesse un’ondata di licenziamenti sulla potente roccaforte dell’Aci. Tra l’altro, è staro cancellato anche il provvedimento che avrebbe permesso agli automobilisti di scegliere liberamente i pezzi di ricambio senza dover dipendere dalle prescrizioni delle case produttrici pena la decadenza della garanzia. Infine, prima di arrivare in porto, è saltata giù dalla nave delle liberalizzazioni anche la promessa eliminazione delle commissioni di massimo scoperto applicate dalle banche sui conti correnti in rosso. L’Abi, l’Associazione delle banche italiane, non era d’accordo e quindi non se n’è fatto niente. Nel pacchetto di liberalizzazioni sono transitati indenni ben inteso provvedimenti importanti tra i quali anche l’abolizione dei servizi non richiesti per i cellulari e le segreterie telefoniche a pagamento e la vendita nei supermercati di alcuni tarmaci con obbligo di ricetta. Il parlamento, insomma, non è del tutto sordo alle pressioni di alcune lobby forse più potenti dei tassisti e dei benzinai. Attenzione, dunque, perché prima dell’estate, nel difficile passaggio al Senato, porrebbe naufragare qualche altro passeggero scomodo.
 

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Pro memoria

Pro memoria

Si sente spesso dire che i non vedenti riescono con l’esercizio a raffinare gli altri sensi. Adesso alla Hebrew University in Israele hanno scoperto che la mancanza della vista fa sviluppare anche un’eccellente memoria. Secondo lo studio, infatti, le persone cieche hanno non solo una maggiore memoria, ma sono particolarmente brave nel ricordare lunghe sequenze di eventi. Un’ulteriore dimostrazione che con l’esercizio tutte le facoltà cognitive possono migliorare molto.

Un’indagine dell’Università di York in Inghilterra, effettuata su oltre 1 Smila pazienti, ha stabilito che le persone depresse hanno un livello più basso di una vitamina del gruppo B, detta acido folico. Questo non vuoi dire che poche vitamine siano la causa della depressione ne che l’assunzione di vitamina B sia in grado di curarla, ma è un indizio prezioso per la futura ricerca.
Ma non c’è bisogno di ingurgitare
pastiglie e polverine: questa vitamina si trova in tutte le verdure, l’alimento più sano e purtroppo il meno consumato.

A caro prezzo

Secondo uno studio dell’Istituto di economia sanitaria di Stoccolma le malatttie del cervello, dalle emicranie ali’ictus, dall’ Alzheimer al Parkinson, fanno spendere ogni anno al sistema sanitario europeo ben 386 miliardi di euro, circa il 35 per cento della spesa sanitaria globale. Un bel conto che potrebbe forse essere ridotto con una più capillare ed efficiente rete di prevenzione e di ricerca.

Zona d’ombra

Interrogativi sulla validità scientifica della dieta a zona. Più svantaggi che vantaggi.

Alcuni lettori mi hanno chiesto un parere sulla validità scientifica della
dieta a zona che negli ultimi anni ha conquistato non pochi seguaci anche nella culla della dieta mediterranea.
Nella dieta a zona che recupera
concetti già sostenuti dal dottor Atkins, ostinato pioniere delle diete iperproteiche, Barry Sears ha introdotto un pizzico di innovazione, riadattando quanto era già noto ai diabetologi sul concetto di “indice glicemico”: ovvero che, a parità di contenuto di carboidrati, alcuni cibi innalzano sia la glicemia post-prandiale sia la risposta insulinica del pancreas, più di quanto si verifica con altri alimenti e soprattutto con i carboidrati semplici
rispetto a quelli complessi.
Le maggiori Società scientifiche di nutrizione umana non hanno accet-
tato il raddoppio della quota proteica e tuttora dubitano dei presunti vantaggi della dieta a zona nei confronti di quella mediterranea. Sembra paradossale che in un’epoca di
gruppi di studio altamente specializzati un singolo studioso (tra l’altro non medico ma farmacologo) ritenga di poter sovvertire la percentuale di carboidrati e di proteine ritenuta ottimale dagli scienziati e dalle autorità sanitarie.

Inoltre qualsiasi dieta che aumenti la percentuale delle proteine finisce per alterare la percentuale di grassi o carboidrati quando l’OMS incoraggia il consumo dei carboidrati situandoli alla base della piramide alimentare e le raccomandazioni ufficiali concordano
nel penalizzare l’eccesso di grassi e di proteine animali.

Questo perché i carboidrati, una volta assorbiti, contribuiscono al
metabolismo senza
liberare residui tossici mentre le proteine, se in ec- cesso, comportano il problema dell’eliminazione dell’azoto. Perciò non
dovrebbero superare l’aliquota sufficiente alla “manutenzione” dei tessuti pregiati, per non sovraccaricare organi vitali (fegato, reni) a cui compete la
lavorazione e quindi l’allontanamento dell’eccesso di azoto proteico.

Il punto a favore della dieta a zona è che la riduzione dei carboidrati facilita, almeno inizialmente, la perdita di peso rispetto a una dieta ipocalorica tradizionale. Tuttavia recenti studi affermano che il dimagrimento medio, dopo sei mesi, non differisce da quello realizzato con l’abituale percentuale di carboidrati.

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Un ritocco in più

Che sia un difetto naturale o, più spesso, il segno del tempo, riuscire
ad accettare la propria immagine non è cosa facile. Ne è testimonianza il crescente ricorso di donne e uomini giovani alle sofisticate tecniche della chirurgia estetica. Hanno un’età media compresa tra i 22 e i 45 anni e chiedono al bisturi due
cose: un miglioramento fisico per piacersi di più e un aiuto psicologico per accettare meglio se stessi. A volte un naso aquilino o un seno troppo piccolo sono alla base di un disagio psicologico che può trovare aiuto nella chirurgia. «Gli interventi più richiesti dalle giovani donne sono sempre gli stessi — spiega Mario Dini, primario di Chirurgia Estetica al CTO di Firenze e professore universitario di Chirurgia Plastica —: la mastoplastica
additiva, ovvero l’aumento del seno, la liposuzione e la rinoplastica, cioè il rimodellamento del naso».

Viso segnato dal tempo, seno troppo piccolo, naso storto? Sempre di più e sempre più giovani quelli che si rivolgono alla chirurgia estetica per ritoccarsi un po’. L’importante è mettersi in buone mani e non sperare nei miracoli.

di Barbara Bernardini

NESSUNO è perfetto

In particolare la richiesta di aumento del seno è in crescita in tutto il mondo. Negli ultimi 4 anni negli Stari Uniti il numero degli interventi è aumentato del 24 per cento e in Italia si effettuano ormai più di 40mila interventi l’anno. Un trend che riflette la crescente importanza sociale della propria immagine e la voglia irresistibile di somigliare sempre di più ai modelli di bellezza proposti dalla nostra cultura. Niente di male, ma attenzione: la chinirgia estetica è comunque fatta di sale operatorie e bisturi e non esiste virtualmente un intervento a rischio zero.
«È bene rivolgersi a medici che abbiano una specifica specializzazione nel campo della chinirgia plastica — sottolinea Dini -. In Italia la specializzazione non è obbligatoria per
legge, per questo vale la pena verificare con chi si ha a che fare. Strutture ospedaliere e università
danno garanzia di serietà ed esperienza, ma anche l’appartenenza ad importanti società di settore, come la Società Italiana di Chirurgici Plastica, Ricostruttiva ed. Estetica». Ma entriamo nel dettaglio.
Come si fa a scegliere il
ritocco giusto? Eincontro con il chirurgo è determinante: si devono spiegare i propri dubbi edisagi ma anche le aspettative. Troppo spesso, infatti, si chiede alla chinirgia l’impossibile. Bisogna essere preparati anche agli eventuali enetti collaterali e
soprattutto a sentirsi dire dal chirurgo che non saremo accontentati nella nostra richiesta. «Il chirurgo può e deve opporsi alle
operazioni che ritiene eccessive o non adatte al paziente — precisa Dini —;deve esistere tra chirurgo e paziente un rapporto di fiducia e confronto».

COI TEMPI che corrono

Molte giovani donne non sono, però, in cerca di una vera trasformazione, vogliono più che altro arginare i segni del tempo e ritrovare un volto più fresco e luminoso. Per loro, prima ancora del
bisturi, si apre il vasto e più accessibile — anche in termini economici — mondo dei filler. Il termine significa riempitivo e si tratta di sostanze che vengono iniettate direttamente nel solco della ruga, spianandola. Esistono tre
grandi famiglie di filler, quelli riassorbibili che vengono eliminati gradualmente e il cui effetto non è quindi permanente e quelli semi o non riassorbibili. Alla prima categoria appartengono sostanze come il collagene e l’acido ialuronico.
Queste molecole già presenti nella pelle sono sicure e permettono un miglioramento significativo delle rughe naso labiali e di quelle che si formano in mezzo alle
sopracciglia, servono anche per le labbra e per riempire gli zigomi un po’ svuotati dall’età. E se proprio il risultato non dovesse piacere dopo circa sei mesi tutto torna come prima. «Queste sono sostanze utilizzabili già dai vent’anni — prosegue Dini —;mentre personalmente non utilizzo e sconsiglio l’uso di filler semipermanenti
o non riassorbibili. Oggi non si usa più il
silicone, vietato dal 1992, ma sono materiali elaborati sulla stessa filosofia: corpi estranei nella pelle che si possono infiammare o dare reazione, che non possono essere tolti».

Zampe di gallina… in fuga

Per lisciare le famose zampe di gallina esiste un’altra molecola prodigiosa, la tossina botulinica. Come i filler si inietta nella ruga e l’effetto è limitato a sei mesi o giù di lì ma il meccanismo di azione è
diverso. Si tratta di una tossina derivata da un batterio, che ha il potere di rilassare i piccoli muscoli perioculari. Per sei o sette mesi lo sguardo ringiovanisce. Ma dopo una certa età la “chirurgia senza
bisturi” potrebbe non essere
sufficiente per restituire giovinezza al volto. Ecco che allora molte donne pensano all’intervento
soprannominato (a tono) lifting”dell’ora di pranzo” per la brevità
dell’intervento, che si basa sull’inserimento di fili di
sostegno nel volto, riassorbibili o meno. Si tratta comunque di un intervento
chirurgico vero e proprio, ha controindicazioni e
possibili effetti collaterali.
«Non amo questo tipo di intervento — commenta Dini – perché ritengo che dia risultati spesso innaturali; a volte poi i fili danno problemi e bisogna toglierli.
È un mini-intervento che da minirisultati». Eppure è molto
diffuso, forse anche perché è economicamente più accessibile del lifting, mille-2mila euro circa contro 10 mila. Ma al di là del tipo di intervento tutti i chirurghi, nessuno escluso, convengono che la pelle del viso, così come il corpo, va innanzitutto trattata bene con un corretto stile di vita: divieto di fumo, una delle cause più evidenti dell’invecchiamento cutaneo, e dieta sana. Il miracolo dipende innanzitutto da noi.

Info Sul sito della Società Italiana di Chinirgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica — www.sicpre.org — si può trovare un’ampia spiegazione di tutti i tipi di intervento estetico e tutti i professionisti divisi per regione. Tra i siti specialistici si segnala  www.rnedix.it.

Per ulteriori informazioni Società di medicina e Chinirgia estetica (con sedi in tutta Italia):

tel. 055362397; Società Italiana di Chinirgia Plastica ricostruttiva ed
Estetica: tei. 081292119.

BELLO E POSSIBILE

Apparire giovani e belli non è più solo un desiderio femminile. Ormai gli uomini rappresentano circa il 15-20 per cento dei pazienti e sono anche i clienti più esigenti. Gli interventi più richiesti dal sesso forte sono la blefaroplastica, cioè il rimodellamento del contorno occhi e delle borse, il lifting e  la liposuzione. Perché pare che alle donne piacciano di più gli uomini senza “maniglie dell’amore”.

L’ALLEGRO CHIRURGO

Quanto costa farsi belli…

I prezzi degli interventi variano anche notevolmente a seconda dello specialista, ma ecco alcune cifre indicative per fare i conti col portafoglio prima ancora che con i sogni di perfezione. Dal più economico in su: una seduta di iniezioni al collagene costa dai 200 ai 400 euro, un po’ di più per l’acido ialuronico – 300 euro – e per il
botulino che si aggira intorno ai 400 euro. Per un lifting con
fili chirurgici si va dai 1.000 ai 2.500 euro mentre per regalarsi un seno da pin up occorrono dai 5 agli 8mila euro. Dai 3 agli Smila euro per la liposuzione, mentre per un naso alla francese servono dai 4 ai 7mila euro. Un volto liscio e giovane tirato dal lifting richiede un budget intorno agli 8-10rnila euro.

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Sani e salvi

Self control
Alcuni ricercatori
californiani sono riusciti a identificare
nelcervello umano una sorta di autostrada nervosa dove corrono
impulsi ad alta velocità che sarebbe responsabile dell’autocontrollo, cioè della capacità di interrompere volontariamente un’azione
che si sta compiendo. Quest’autostrada neurale
connette tra
loro aree molto distanti del cervello e studiarla potrebbe essere utile per comprendere molte malattie oltre che per svelare i misteri dello stravagante comportamento
umano.

Sapore di Sale
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità le campagne per l’utilizzo del sale iodato stanno confondendo i consumatori spingendoli a mangiare molto più sale di quanto non sia raccomandato per la loro salute. Non si dovrebbero
consumare più di 5 g di sale al giorno mentre in alcuni paesi europei si arriva quasi a 9. Insomma il sale iodato fa bene o male?
Dipende da quanto se ne usa. Infatti se lo iodio è utile per prevenire le malattie della tiroide, il sodio, che è il maggior componente del sale, alla lunga
favorisce l’ipertensione. La via di mezzo accontenta tutti.

Alta pressione
Secondo alcuni scienziati di Bristol la pressione alta che arriva senza una causa conosciuta potrebbe essere innescata da un’infiammazione dei vasi sanguigni del
cervello, che per reazione secondaria comporta l’aumento della pressione periferica. Se l’ipotesi fosse confermata si aprirebbe una nuova strada per curare milioni di persone nel mondo.
 
La validità nutrizionale di qualsiasi dieta non dipende dall’apporto di un singolo alimento ma dal
contributo complessivo che le diverse scelte alimentari danno all’adeguatezza della dieta, rispetto al diverso fabbisogno di un adolescente, di un adeta o di un pensionato sedentario. Gli alimenti in commercio, igienicamente garantiti, non sono ne buoni ne cattivi (se non per problemi di gusto o di digeribilità!), ma possono essere tutti utili. Anche in tema di alimentazione vale l’apologo di Menenio Agrippa alla plebe romana sul contributo delle singole parti alla funzionalità del corpo! Nessun alimento (salvo il latte materno o artificiale nei primi mesi di vita) è indispensabile, ma qualunque alimento può apportare una delle tante tessere che formano il mosaico di una dieta equilibrata.
Potremmo dire non che un alimento sia migliore di un altro ma, più correttamente, che un dato alimento è per alcuni di noi preferibile o sconsigliabile in quanto ci fornisce poco o troppo di quei nutrienti che, nelle varie età della
vita o per il nostro personale “stile di vita”, risultano prioritari o talvolta rischiosi. Ne consegue che per un soggetto in sovrappeso o con un alto tasso di colesterolemia
sarà più indicato il latte parzialmente scremato mentre per un bambino o per uno
studente magro e tisicamente attivo la preferenza andrà al latte fresco intero.
Ho fatto l’esempio del latte perché nessun altro alimento offre, grazie anche alle innovazioni tecnologiche realizzate dall’industria alimentare, una gamma di scelte talmente vasta da soddisfare sia il gusto che le finalità dietetiche più
svariate. Perfino coloro che lamentano una carenza di lattasi (l’enzima che deve scindere il lattosio per consentirne poi l’assorbimento intestinale) possono trovare, in qualunque rivendita, un latte ad alta digeribilità, cioè privato della componente zuccherina responsabile talvolta di “reazioni avverse” diagnosticabili con lo specifico “test del respiro”.
Nella dieta equilibrata, consigliata dalle Società scientifiche internazionali, c’è posto per tutti gli alimenti ma in quantità e frequenza da personalizzare, magari sotto
consiglio specialistico.
 

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Amiche della pelle

Terrore delle donne quando arriva la prova costume,
le smagliature è meglio prevenirle che
curarle.

di Barbara Bernardini

Ce n’eravamo quasi dimenticate per tutto l’inverno, coperte com’eravamo da cappotti e pantaloni, ma non appena ci mettiamo in costume eccole spuntare di nuovo. Le smagliature sono uno degli inestetismi più odiati dalle donne, insieme alla cellulite, anche perché l’abbronzatura che tutto nasconde riesce invece a metterle ancora di più in evidenza. Queste strisce simili a cicatrici che si formano soprattutto su fianchi, glutei, cosce, seni e addome dopo la gravidanza sono dovute alla rottura delle fibre di collagene negli strati profondi
della pelle, il cosiddetto derma. Dato che proprio queste fibre conferiscono turgore ed elasticità alla pelle, in seguito alla loro
rottura si
forma una sorta di avvallamento e una vera cicatrice fibrosa che rimane purtroppo visibile per tutta la vita.
«Si tratta esclusivamente di un problema estetico, non si può parlare
di una malattia – spiega Leonardo Sartore, chirurgo plastico presso
l’Azienda Ospedaliera dell’Università di Padova —, ciononostante le
smagliature possono
pesare notevolmente a livello psicologico sulla
donna». Come dargli torto dato che ben 1′80 per cento delle appartenenti al gentil sesso deve farci i conti in qualche misura nel corso della vita.
Quasi fosse una beffa della
natura, proprio le donne, forse la “metà del
cielo” più attenta all’estetica, sono anche le più colpite. Il motivo è che
gli estrogeni — gli ormoni femminili prodotti dalle ovaie — hanno un ruolo importante nel favorire le
condizioni che determinano la loro formazione, e questo spiega anche perché il periodo più a rischio per le smagliature sia innanzitutto l’adolescenza che esplode con la maturazione sessuale.
Naturalmente anche l’aumento e il calo repentino di peso è un fattore
estremamente importante. «Quando si avvicina l’estate molte donne si mettono a dieta ferrea per
indossare il costume perdendo molti chili in
poco tempo, senza rendersi conto che questo può provocare smagliature che rimarranno per sempre» commenta Sartore. Naturalmente non si può
negare che anche la gravidanza metta
a dura prova la nostra pelle, la distensione dei tessuti è così importante che nelle persone predisposte l’addome può rimanere segnato. «La
comparsa delle smagliature è un fenomeno legato esclusivamente all’elasticità della pelle — riprende Sartore —. C’è una grandissima variabilità individuale, un po’ come per la formazione delle cicatrici in seguito alla chirurgia. Noi vediamo continuamente pazienti la cui pelle risponde benissimo agli interventi e persone che invece hanno la tendenza alla formazione di cicatrici spesse ed evidenti. Ecco, queste sono anche quelle maggiormente inclini alle smagliature».

MISSION impossible

Ma adesso proviamo a rispondere alla domanda più attesa: le smagliature si possono eliminare? «Le smagliature si possono prevenire, ma eliminarle è praticamente impossibile purtroppo— risponde Sartore —. La loro formazione passa attraverso due fasi: nella prima presentano un aspetto rossastro e si può ancora intervenire per ridurre l’esito, e una fase in cui si presentano biancastre, mature, come le cicatrici. A questo punto non si può fare più nulla o quasi». La prevenzione delle smagliature può essere efficacemente stimolata
attraverso l’applicazione di creme locali ad azione idratante e fortemente elasticizzanti. Anche l’alimentazione è molto
importante e l’assunzione di liquidi e vitamine essenziali contenute in frutta
e verdura aiuta a mantenere le fibre di collagene integre, così come il tono
muscolare garantito da una regolare attività fisica, anche amatoriale». Purtroppo però i trattamenti estetici esistenti sono in grado di migliorare solo vagamente l’aspetto delle smagliature, nessuno è in grado di farle scomparire. «È inutile negare che tutti i trattamenti estetici hanno dato risultati piuttosto deludenti— sottolinea Sartore —; le creme, ad esempio, sono assolutamente inefficaci sulle smagliature formate, ma risultati poco significativi sono stati raggiunti anche con la dermoabrasione, cioè l’esfoliazione meccanica della superficie della pelle, o anche con il feeling chimico».

SU DI TONO

Qualche dritta per prevenire le smagliature.

Evitare repentini sbalzi di peso.

» Applicare creme elastidzzand sulle zone a rischio prima della formazione delle smagliature e nei periodi come l’adolescenza
 e la gravidanza.

Mantenere un adeguato tono muscolare.
» Evitare il fumo che danneggia il collagene e l’elastina.

Garantire un adeguato apporto di liquidi e nutrienti
 essenziali come le vitamine
attraverso l’alimentazione.

Non indossare continuamente pantaloni troppo stretti. 
 

Io speriamo che me la cavo

Ultimamente, però, internet ha cominciato a brulicare di incoraggianti
messaggi riguardanti il trattamento denominato Trilix, un approccio
microchirurgico per asportare le cicatrici e stimolare il rinnovamento
del tessuto. Secondo gli esperti la microchirurgia trova molte applica-
zioni nei problemi
estetici, ma non riesce a far scomparire le smaglia-
ture. Sebbene si possano notare dei miglioramenti, è giusto non creare
troppe illusioni. Del resto per rendersi conto che una soluzione definitiva ancora non c’è basta considerare che se qualcuno avesse
messo a punto una
tecnica definitiva per la rimozione delle smagliature, avrebbe trovato anche il modo di eliminare le cicatrici chirurgiche. Sarebbe una scoperta di proporzioni epocali che non potrebbe certo passare inosservata.

IN PROFONDITÀ

Com’è fatta la pelle.

La pelle è composta da due strati sovrapposti, l’epidermide superficiale e il derma, lo strato profondo dove si nascondono le strutture che conferiscono turgore ed elasticità alla pelle, come le fibre di elastina e collagene che sarebbero subito danneggiate dai raggi solari se fossero troppo in superficie. Le fibre di collagene sono proteine che si assemblano in una forma particolare, una specie di elica che garantisce una forte resistenza alla trazione e un notevole effetto “impalcatura” sulla pelle. Quando sono in questa forma garantiscono la funzione
di sostegno, ma, una volta che la fibra si danneggia, questa forma non può più essere
ripristinata.

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